Specie di spazi (1991-1992)

L’esordio avviene nel 1991 con Specie di spazi, un’iniziativa a cura di Rita Selvaggio. Agli artisti chiamati a operare a Peccioli, Vittorio Messina, Vittorio Corsini e Hidetoshi Nagasawa, è stato chiesto di tener conto dell’impatto sociale dell’operazione, confrontarsi con i luoghi e i paesaggi, per creare opere coerenti con il contesto. L’artista è una figura che non crea indipendentemente dal luogo finale in cui il suo lavoro verrà collocato e dai fruitori. Il cittadino diventa fonte che ispira il lavoro artistico e soggetto attivo di apprendimento del contenuto.

Per la curatrice “Sta qui il contributo più cruciale e innovativo degli interventi di Peccioli. Per riepilogare, fino oggi l’arte e le città si sono incontrate poco, e quando è accaduto si è trattato spesso di rapporti esteriori rispetto al contesto urbano vissuto. Le amministrazioni talvolta sponsorizzano mostre e investono in arte, curano molti loro prodotti ed oggetti, e scelgono prestigiose ed amene sedi di rappresentanza. Ma queste scelte vengono effettuate in modo casuale e indifferente quanto l’effetto di tale dimensione estetica sulla vita e sull’identità della città. L’idea proposta e sperimentata a Peccioli, è quella di accostare l’arte non solo alla dimensione “esterna” della città ma anche a quella “interna”, analizzando l’effetto che l’arte può avere sulla vita quotidiana dei cittadini. L’arte dentro la vita e la storia dei cittadini, dunque… Sul piano metodologico quello di Peccioli appare un intervento importante poiché ci obbliga a modificare il modo di pensare lo sviluppo sociale e culturale…”.


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