Alberto Garutti

Senza titolo

1997

A Fabbrica Garutti si trova a dover lavorare in uno spazio visivamente nuovo, senza alcun riferimento personale. La soluzione, a lui poco conforme, risulta ricca di nuove occasioni espressive. Fabbrica, a differenza delle altre due frazioni, ha mantenuto meno omogeneità architettonica, gli edifici antichi sono affiancati da quelli di nuova costruzione. L’idea di Garutti è quella di ripristinare un edificio significativo per la città, e renderlo nuovamente usufruibile, mantenendo però le caratteristiche originali. I suoi intenti, le sue priorità artistiche, etiche ed estetiche sembrano piegarsi a desideri espressi o inespressi della collettività. L’arte sociale di Garutti non è però accondiscendente, né propriamente filantropica. Piuttosto incarna la volontà comune di valorizzare il preesistente, di consolidare i valori e i legami sui quali di basa il vivere comune. Inizialmente la sua attenzione cade sull’edificio di una scuola elementare chiusa da tempo, la cui struttura non è ancora deteriorata tanto da renderla impraticabile. È un gesto poetico ma anche politico, ha lo scopo di richiamare l’attenzione su una vecchia costruzione che sembra essere stata dimenticata e che pur facendo parte del tessuto urbano non è più funzionale al paese. Garutti, durante il suo lavoro ha voluto coinvolgere efficacemente la comunità, farla diventare partecipe sottraendola al ruolo passivo a cui è tradizionalmente regalata. È il “bar”, punto di incontro del paese, da dove nasce l’operazione successiva. Parlando con le persone del posto, ascoltando i suoi racconti, le storie del loro passato l’artista è capace di identificare un altro edificio importante di Fabbrica, si tratta di un edificio di proprietà della curia, utilizzato come sala parrocchiale.
Quel luogo, che prima esercitava la funzione di teatro, costituiva un punto di incontro, forse l’unico punto d’incontro del paese. Un luogo in cui si sono intrecciati i destini degli abitanti, in cui sono nati legami a volte anche sentimentali. Da questo nasce l’interesse della comunità stessa nei confronti del lavoro dell’artista, con lo scopo di ridare spazio alla vecchia funzione di edificio. Quello che Garutti realizza è un’azione di restauro della facciata con una intenzione principalmente simbolica. All’ingresso inoltre inserisce un’iscrizione che recita: “Questa opera è dedicata alle ragazze e ai ragazzi che in questo piccolo teatro si innamorarono. 18 luglio 1997” Un gesto essenziale ma colmo di significato: l’arte in questo caso diventa catalizzatore di aggregazione sociale. 


Bibliografia
Marco Scotini a cura di, Rapporto confidenziale, 2003 Gli Ori, Prato. 
Marco Scotini a cura di, Contatto. 1. Cantiere Peccioli: arte pubblica e progetto urbano, 2003 Gli Ori, Prato. 
Cristiana Ferrario, Peccioli una realtà dell’arte ambientale in Italia, Tesi di laurea del Corso di Laurea in Scienze dei Beni Storico-Artistici, Musicali, Cinematografici e Teatrali. Curriculum Storico-Artistico, Università degli Studi di Siena, A.A. 2009-2010.
Federica Marras, Territorio e creatività: l’esempio della Belvedere S.p.A. dalla discarica al Polo Museale, Tesi di laurea del Corso di Laurea in Scienze dei Beni Storico-Artistici, Musicali, Cinematografici e Teatrali. Curriculum Storico-Artistico, Università degli Studi di Siena, A.A. 2009-2010. 


PHOTOGALLERY

SCHEDA OPERA

Artista Alberto Garutti
Titolo Opera Senza titolo
Data 1997
Tecnica
Tipologia Scultura

DOVE SI TROVA


Fabbrica

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