Beatitudo

Giovedì 21 luglio ore 21.30

Compagnia della Fortezza presenta

BEATITUDO

liberamente ispirato all’opera di Jorge Luis Borges

ideazione, drammaturgia e regia di Armando Punzo

evento site specific per l’Anfiteatro Triangolo Verde di Legoli

nell’ambito di Progetto Naturae 2022 per VOLTERRA 22

organizzazione generale CARTE BLANCHE

cura e direzione organizzativa Cinzia de Felice


Prenotazione obbligatoria 0587 672073

 

Un grande occhio sereno che assorbe tutta la luce e ne fa un mondo...

Il progetto nasce dalla volontà di creare un grande evento collettivo per l’Anfiteatro Triangolo Verde di Peccioli, che sarà una delle straordinarie scenografie naturali dei diversi quadri del Progetto Naturae 2022 della Compagnia della Fortezza, progetto speciale ideato per le manifestazioni di Volterra 22. 

Una grande opera, che possa rimanere nelle immagini e nella memoria collettiva diventando simbolo di un territorio e di rigenerazione attraverso la cultura. 

Il concept prevede che l’Anfiteatro Triangolo Verde, prenda le sembianze di in un antico tempio circolare totalmente invaso di acqua e diventi così parte integrante dello spettacolo, dando luogo ad immagini e scene che resteranno nella storia di uno dei teatri all’aperto più unici al mondo. 

 

Un’opera concepita come un grandissimo evento site specific che prenderà forma nell’Anfiteatro Triangolo Verde, dove un Impianto di Smaltimento e Trattamento dei Rifiuti è stato trasformato in luogo di bellezza e cultura. 

L'anfiteatro sarà invaso di acqua come a creare un grande lago di forma circolare; musiche eseguite dal vivo, enfatizzate attraverso la rielaborazione e la manipolazione dello straordinario riverbero dello spazio, risuoneranno nel cuore e nella mente delle persone e trasformeranno il luogo e tutti i partecipanti in una gigantesca opera d'arte condivisa. 

 

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Sono infiniti i personaggi di Borges, vengono da tutte le epoche, come a rappresentare l’intero universo. Tra queste innumerevoli figure, così fortunatamente lontane dai caratteri della vita, ce n’è una, Funes, che vuole liberarsi della sua memoria sterminata e rinominare il mondo. Sarebbe giusto, auspicabile, vivere nelle innumerevoli possibilità, obliandosi, fuori dalla storia e ancora di più dalla vanità della propria storia. Fondiamo la nostra vita su quello che siamo, non su quello che potremmo essere. E in questa staticità perdiamo il gusto del rischio di essere come non sapremo mai. Il voler dimenticare di Funes è il nostro desiderio di poter vivere al di fuori della vita passata, futura e presente.

Tra i tanti personaggi di Borges sentiamo più vicini i più lontani dalla vita, quelli che tradiscono meglio le nostre aspettative, che non ci danno appigli per riconoscerci, ci sfumano tra le mani e si rendono imprendibili, consegnandoci un movimento, indicandoci una possibilità che sembra non appartenerci. Averroé, Cartaphilus, Pierre Menard, l’Uomo Grigio, Almotasim, Emma Zunz, Asterione, Tzui Pen non sono attuali, non soddisfano la nostra fame bulimica di riconoscibilità, non ci appartengono, non ci ripetono, non possiamo possederli, violentarli con il nostro sguardo e la nostra interiorità a caccia dell’anima gemella, non li possiamo vendere facilmente al mercato dei teatri della nazione, non assomigliano a nessuno di noi, non un suono che proviene da loro è un suono che ci appartiene, la loro parola non è la nostra, le loro parole sono lievi.  

Anche i luoghi dei suoi racconti e delle sue poesie non si prestano alla narrazione, non si materializzano in coordinate tangibili, sono sospesi, insapori, sbiaditi, come in un alto ipotetico mitico luogo che vuole essere bagnato dalla luce del sogno e non della realtà. Sono personaggi simbolici anch’essi, alla pari di quelli che, solo perché dotati di orecchie, occhi, bocca e un cuore, dovrebbero più naturalmente incuriosirci.   

La biblioteca, il labirinto, l’infinito, lo specchio, il giardino dei sentieri che si biforcano, le rovine circolari sono i protagonisti principali del mondo di Borges, il seme delle sue più profonde riflessioni, i luoghi di un’altra vita, circostanze innaturali che sospendono il tempo e donano un profondo senso di inadeguatezza. È come se avesse disegnato un nuovo volto, come se tutta la sua opera avesse luogo in un corpo ideale, come se fosse quella parte mancante, la punta di uno spillo in noi che cerca il suo spazio, che fa degli uomini, uomini in perenne ricerca di un senso che sfugge. “Voleva sognare un uomo, sognarlo con minuziosa interezza, e imporlo alla realtà”, mi sembra il compito che si è dato la Fortezza per trent’anni. Asciugare le acque di un fiume in piena, prosciugarle prima che inondino le pianure circostanti travolgendo tutto quello che incontrano sul loro cammino, procurando  distruzione e morte, è questo il teatro che cerca di arginare la vita che dilaga in noi senza nessun freno, vita che rompe gli argini e si insinua in tutte le pieghe della nostra esistenza per possederci e  soffocarci con il suo fluido limo, è questo il teatro che solleva solide barriere e  svela  in noi spazi  inesplorati e segreti, impermeabili e irraggiungibili da queste acque sinistre e violente. Il fiume della vita scorre fino a che non inizia a scorrere la montagna che in esso si specchia immobile, silenziosa e imprevedibile”. 

Armando Punzo

 


Con il sostegno di

MIBACT, Regione Toscana, Volterra22, Comune di Volterra, Comune di Peccioli, Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, ACRI- Associazione  di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa.


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