CLAUDIO SANTAMARIA

in Memorie di un folle da Gustave Flaubert

Sabato 8 luglio ore 21.30

Anfiteatro Fonte Mazzola

al violoncello Francesco Mariozzi

SPETTACOLO GRATUITO

Non tratta né di Dio né del diavolo, ma solo di un pazzo, cioè dell’intero mondo, questo grande idiota che da secoli gira nello spazio, senza avanzare d’un passo, e urla, e sbava, si fa a brandelli da solo Gustave Flaubert, Memorie di un pazzo, Capitolo I “Avevo da prima inteso di scrivere un romanzo intimo, dove lo scetticismo fosse spinto sino ai confini estremi della disperazione; ma a poco a poco, nel comporre, l’impressione personale filtrò di sotto la favola…” Memorie di un pazzo è l’unico romanzo apertamente autobiografico di Flaubert. Scritto nel 1838, all'età di soli diciassette anni, il libro è permeato di quel romanticismo che caratterizza la prima produzione letteraria del grande romanziere. Tema centrale è il primo contatto con l’universo femminile, l’amore non corrisposto per Elisa Schlesinger, Maria, un sentimento che segnerà tutta la vita e la produzione flaubertiana. Il romanzo ha la forma del diario intimo e al suo interno si possono rintracciare i nuclei generatori di Madame Bovary e L’educazione sentimentale. Flaubert racconta se stesso adolescente, lasciandosi trasportare nel suo passato calmo e piatto, di ragazzo strano, dedito alla poesia e ispirato a un mondo di idee e di pensieri che affiorava nella sua mente ancora ingenua, ancora folle, ancora illusa di speranze e di attesa. Ma la vita reale si era dimostrata diversa, arida come la terra che non offriva illusioni, che lo ricacciava nella solitudine delle proprie congetture, lontano dal mondo di gioco e di felicità dei suoi compagni di collegio. Eppure oltre il velo che lo separa dal resto del mondo, c'è qualcuno che sconvolge il suo animo, i suoi sentimenti e le sue illusioni. È la donna, simbolo di quell'amore dolce, estraneo alle voluttà, alle passioni del corpo, dedito soltanto al culto quasi religioso della bellezza, dell'armonia e dell'equilibrio dei sentimenti, dell'ammirazione estasiata per la tenerezza di un corpo candido, la brama, il desiderio. Che però si trasforma in gelosia e invidia, in bisogno carnale di amore e passione, che non è più libertà di amare, ma la necessità di un'emozione effimera. Come caduca si rivela la felicità dell'uomo e la sua libertà. E vuota è la sua vita, il ricordo perduto in un passato di cui non rimane che una triste nostalgia.

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